giovedì 10 giugno 2010

PENSIERO ESTEMPORANEO NUMERO TRE: ESTEMPORANEO ALLEGRETTO.


Nel 1825 Leopardi Giacomo, quasi ignoto poeta, terminò la traduzione del “Manuale” dello stoico greco Epitteto: l’opera non gli fu mai pubblicata, all’epoca non andava di moda, ci voleva roba più italiana.
Ma il punto non è questo.
La morale stoica sta a metà tra quella di un monaco e quella di un guerriero giapponese.
Gente salda, metodica, ferma sui propri principi, che ride del mondo e delle sue vanità come fa lo scoglio del mare in tempesta.
Leopardi però vi è riuscito a vedere l’esatto opposto e nella sua prefazione scrive: “Io per la verità sono di opinione che la pratica filosofica che qui si insegna sia più delle altre accomodata all’uomo, e specialmente agli animi di natura o d’abito non eroico, né molto forti, ma temprati e forniti di mediocre fortezza, o vero eziandio deboli, e però agli uomini moderni più che agli antichi. So bene che a questo mio giudizio è contraria la estimazione universale…”.
Certo tutti contrari e davvero, forse, Leopardi qui ha preso una grande cantonata interpretativa.
L’uomo anche il più grande può perdere di vista l’ovvio quando fa delle proprie idee, pur geniali, gli unici canoni conoscitivi del mondo: qualcosa di simile deve essere accaduto anche a Freud.

Nessun commento: