giovedì 3 giugno 2010

PENSIERO ESTEMPORANEO NEMERO UNO: ESTEMPORANEO, MA NON TROPPO.


Tra il 1550 e il 1551 a Valladolid furono convocati, niente di meno che da Carlo V (imperatore di Spagna e di molto altro) numerosi dottori e teologi, tra cui niente di meno che Juan Ginés de Sepulveda e Bartolomé de Las Casas (nemici giurati), per poter arrivare a capo di alcune questioni delicatissime.
Ma facciamo un passo indietro.
Nel 1493 il papa Alessandro VI aveva stabilito nella bolla “Inter Cetera” (non si sa bene con il permesso e l’autorità di chi) che tutte le terre del nuovo mondo nelle quali si era inciampati dovevano per diritto (del più forte?) appartenere agli spagnoli, con l’implicita (nemmeno tanto) promessa di diffondervi la fede cristiana.
Un atto molto generoso visto che il papa regalava cose e persone e terre non sue, ma poiché gli indios subito mostrarono una deprecabile incapacità di comprendere questa generosità, addirittura cercando di respingere gli spagnoli e di non farsi schiavizzare, negli anni successivi sorsero dei problemi.
D’altra parte poteva mai immaginare il papa che questi indios fossero tanto selvaggi da voler addirittura evitare che le proprie vite venissero sconvolte dalle malattie, dalle violenze, dai fucili, dalla schiavitù, in una parola dalla civiltà europea e cristiana? No, certo non poteva…magari, però, un dubbio gli poteva venire...tanto spirito santo a perdere e poi…
E poi siamo al 1550.
E le questioni erano: gli indios si potevano massacrare subito o bisognava prima predicare il vangelo e massacrarli dopo? E ancora: essi erano schiavi di natura o li si doveva fare schiavi solo dopo che si fossero rifiutati di diventare sudditi di Carlo V?
Che gli spagnoli potessero semplicemente tornare indietro o pacificamente commerciare con questi nuovi popoli, dovette sembrare all’epoca poco imperiale e poco papabile.
Si fece presto anche a glissare sul fatto che quelle terre, forse, proprio degli spagnoli non erano, visto che erano state regalate loro da uno (il papa) che gli indios li aveva visti solo in cartolina (si fa per dire).
Il punto forte della riunione era che a Valladolid non c’era nemmeno un indios di rappresentanza.
Sarebbe stato molto più semplice, volendo risolvere rapidamente la questione, andare dagli indios e chiedere: volete essere evangelizzati con le buone o con le cattive? Massacrati subito o tra poco? Siete schiavi per natura? Siete delle bestie? Ce l’avete l’anima?
Volete che gli indios non sapessero se erano delle bestie o degli schiavi naturali?
Che cosa ci sarebbe potuto essere di più razionale che chiedere direttamente agli indios che cosa gli indios fossero e se volessero cedere gentilmente le loro terre, le loro donne e i loro uomini?
C’era pericolo di sbagliare?
Che gli indios non sapessero se erano uomini o animali? Che non conoscessero se stessi?
Ma la fede è un atto razionale e gli indios nella loro cattiveria non credevano in dio, nel nostro, anzi, nel loro, quello del papa, della Spagna, dei teologi…ma soprattutto non avevano niente per difendere la loro bestialità e cattiveria e idolatria, il loro essere indios insomma, né un cannone, né un fucile.

1 commento:

Anonimo ha detto...

-Ascoltate. Ora sentite tutt'intorno o voi il vociare confuso, stizzito, rabbioso, di coloro che da sempre ci opprimono: i principi, i grassi abati, i vescovi, i notabili della città. Sentite il loro sbraitare, là fuori, sotto le mura!? E' l'abbaiare dei cani a cui sono state strappate le zanne, fratelli e sorelle. Sì, i cani che con le orde dei loro soldati, dei loro esattori, ci hanno insegnato cos'è la paura, ci hanno insegnato a ubbidire sempre, a chinare la testa in loro presenza, a ossequiarli come schiavi davanti ai padroni. Coloro che ci hanno regalato l'incertezza, la fame, la sete, le corvée... Costoro, oggi, fratelli miei, piangono di rabbia perchè il popolo di Muhlhausen si è alzato in piedi. Quando uno solo di voi rifiutava di pagar loro i tributi, o di riverirli a dovere, potevano farlo fustigare dai loro mercenari, potevano imprigionarlo e ucciderlo. Ma voi, oggi, qui, siete migliaia. E non potranno più frustarvi, perchè ora voi avete in mano la frusta, non potranno più imprigionarvi, perchè voi avete preso le prigioni e ne avete divelto le porte, non potranno più uccidervi né rubare al Signore la devozione al Suo popolo, perchè il Suo popolo è in piedi e volge lo sguardo verso il Regno. Nessuno potrà più dirvi fai questo, fai quello, perchè da oggi vivrete in fratellanza e comunione, secondo l'ordine gradito al Signore, e non ci sarà più chi lavora la terra e chi ne gode i frutti, poichè tutti lavoreranno la terra e ne godranno i frutti in comunità, da fratelli. E il Signore sarà onorato, poichè non ci saranno più padroni!

Luther Blisset, Q

Questo romanzo è ambientato nel periodo che descrivi tu.
Ancora molto attuale, non trovi? deb