giovedì 17 giugno 2010

PENSIERO ESTEMPORANEO NUMERO CINQUE


Permane l’avvertimento di Platone: “All’uomo non conviene considerare, riguardo a sé stesso e riguardo alle altre cose, se non ciò che è ottimo e l’eccellente; e inevitabilmente dovrebbe conoscere anche il peggio, giacché la conoscenza del meglio e del peggio è la medesima”.
Si deve fare di tutto per conoscere e far conoscere il “peggio”, dunque.
Ma perché mai la filosofia s’è legata invece strettamente al “meglio” tanto da identificarvisi, e nello stesso tempo ha preteso di essere libera da qualsiasi influenza?
E tuttavia Platone nel momento stesso in cui asseriva il primato del meglio esitava e finiva con l’affermare che l’uomo -cioè il filosofo- avrebbe dovuto conoscere anche il peggio.
Ma sapeva Platone che una volta guardato in faccia il peggio non si sarebbe potuto tornare indietro?
Tutto fa pensare di sì.
E soprattutto il fatto che lui stesso non ha affrontato minimamente la conoscenza del peggio che raccomandava.
In realtà il pessimismo ha affidato la sua causa al vento.
Nel Fedone Platone induce a pensare che il meglio e il peggio in qualche modo si appartengano.
Come se avesse voluto dire che il meglio che può toccare al mondo è il peggio per cui esso è.
O più sommessamente: il pessimismo è la migliore filosofia per coloro che abitano il peggiore dei mondi.
Confessione.
Il pezzo non è mio, ma del filosofo Sgalambro.

1 commento:

Anonimo ha detto...

male male, fleg. sto sgalambro non ci ha capito un tubo di platone, né tantomeno di socrate. lasciatelo dire da una che all'epoca c'era ;)

e poi i classici della filosofia vanno letti direttamente, e non attraverso l'interpretazione che né dà chiunque. anche nietzsche, tanto per dire, di socrate non aveva capito niente..e dire che lui era davvero bravo.

deb